domenica 14 agosto 2016

LADY ADELE, UN RACCONTO VITTORIANO

Lady Adele è un racconto che scrissi qualche anno fa e che pubblicai, quando ancora usavo il nom de plume Georgette Grig, su La Romance Magazine e sul blog La mia biblioteca romantica (ringrazio ancora Francy della Rosa per la bella cover che per l'occasione realizzò e che ripropongo qui).  Per l'occasione, il racconto è stato rieditato.
Enjoy!   

LADY ADELE

Londra, novembre 1900
Con un impercettibile fremito smontò dalla carrozza, il capo chino, le vesti strette nella mano destra, la sinistra appoggiata al braccio del vetturino. Sollevò appena il viso velato e scorse il primo dei cinque scalini che l’avrebbero condotta nella casa. Alzò lo sguardo.
Nella nebbia densa e maleodorante di quella notte lontana, i globi che illuminavano l’ingresso del palazzo le sembrarono entità fluttuanti, eteree, irreali. Paurose.
Un altro fremito, forse di timore o di inopportuna anticipazione, scosse le tenere viscere di Lady Adele quando la sua mano guantata, esile ed elegante, impugnò l’anello lucente del battiporta e lo batté una, due, tre volte. In modo imperioso, impaziente.
Indignato.
Già la carrozza si allontanava, lasciandola avvolta nella nebbia, sola, preda  dei suoi pavidi desideri e della sua collera. Quando il portone si spalancò la pendola nell’ingresso cominciava a suonare i suoi rintocchi, uno dopo l’altro…sette, otto, nove.
Era in ritardo.
Adele entrò e con un solo, rapido cenno della mano chiarì al servitore indiano che il mantello e il copricapo che indossava sarebbero rimasti dove si trovavano.
Con un inchino l’uomo la pregò tacitamente di seguirlo, cosa che lei con prontezza fece. Salirono al primo piano. In fondo a un lungo corridoio il servitore bussò a una porta ed entrò.
“La vostra ospite, Sir.”
Adele rimase immobile, come un dipinto incorniciato nello stipite della porta, un vivido ritratto dalle dimensioni reali. E non si mosse sino a quando Mr Lancaster, alzandosi dalla grande scrivania, le andò incontro invitandola ad entrare. Nonostante le maniere misurate e impeccabili, i suoi occhi tradivano l’impazienza e la collera di chi non è uso attendere.
“Grazie di essere venuta my lady. Vi prego, accomodatevi.”
La voce era profonda, morbida, ma non indulgente.
Adele entrò. L’uomo richiuse la porta dietro di lei. A chiave.
Si trovavano in uno studio ampio ed elegante, illuminato come il resto della casa dalla luce elettrica. Una vetrata occupava quasi per intero una delle pareti, mentre le altre erano rivestite da scaffalature che correvano sino al soffitto, cariche di libri di ogni dimensione e genere. Di tomi ce ne erano un po’ dappertutto, anche per terra, sistemati in piccole pile pericolanti, sulla  scrivania, sul tavolino di fronte al camino acceso. Adele si guardò intorno e notò subito l’altra porta con un brivido di incertezza che  domò in modo infantile, sollevando il mento e raddrizzando le spalle.
“Sono onorato che non vi siate scordata del nostro appuntamento, signora…sebbene il vostro ritardo mi abbia fatto temere il peggio.”
“Considerata la situazione, come avrei potuto scordarmene, signore?” gli rispose lesta, il tono della voce palesemente sarcastico.
Lui alzò un sopracciglio, in un gesto insolente e canzonatorio.
“C’è sempre la possibilità di scegliere, di cambiare idea, my lady.”
“Non per tutti, signore.”
 Adele si era messa intanto a camminare in modo distratto lungo il perimetro della stanza, come se fosse vagamente interessata ai titoli dei libri, ma giunta davanti  alla seconda porta si fermò e la aprì con un gesto deciso.
Non che non sospettasse quale genere di camera quella porta celasse. Oh, lo sapeva benissimo. Era la ragione della sua visita, in fondo. Ciononostante, smaniava di vederla, di respirarne il profumo, di provare il brivido che la mera consapevolezza della sua vicinanza le avrebbe dato.
Rimanendo sulla soglia, sbirciò dentro. Era una bella camera, decise. Raffinata, semplice. Maschile. Profumava di sandalo, di spezie lontane e forse di whisky. Illuminato dal fuoco che bruciava nel camino, un grande letto a quattro colonne campeggiava contro la parete di fondo, già pronto per la notte. Il candore delle lenzuola di seta brillava nella semioscurità promettendo sensuali carezze sulla pelle nuda. Anticipando quel piacere, Adele si girò verso Lancaster, incurante di essere arrossita. Dopotutto, il viso era ancora velato...
“Vedo che tutto è pronto per il nostro incontro” disse con leggerezza.
“Voi lo siete, signora?”
“Cambierebbe lo stato delle cose se io non lo fossi?”
“No.”
Richiuse la porta della camera da letto e quando si girò Lancaster le era vicino. Troppo.


Avete indossato ciò che vi ho chiesto?” le chiese.
Senza una sola parola Adele aprì il mantello e se lo fece scivolare lungo il corpo, finché cadendo non formò una pozza nera ai suoi piedi. Lancaster sentì un nodo chiudergli la gola e il cuore accelerare all’improvviso. Adele portava l’abito che lui le aveva inviato, identico a quello che indossava nelle sue fantasie, rosso come la passione che da mesi lo infiammava. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalle sue spalle nude e dalla scollatura indecente, tanto profonda da lasciar intravedere l’ombra più scura dei capezzoli quando il respiro le sollevava il seno.
Neppure la sua stessa immaginazione aveva osato tanto.
Lancaster sentì il cuore mancare un colpo e un involontario gemito svuotargli i polmoni. Si concesse un respiro profondo prima di mormorare:
“Grazie per avermi accontentato, my lady. Siete ravissante. Come la mantiglia che seduce e ammalia il toro, che lo attira verso la morte.”
“Ah!” esclamò lei sarcastica. “E  sareste voi il toro?  Pensavo a voi più come al matador, per la verità. Pronto ad uccidere, non certo ad essere ucciso.”
“Posso prenderlo per un complimento?”
“Prendetelo come più vi garba, come fate con tutto quanto, del resto.”
“Quando dite tutto quanto includete anche voi stessa? Perché mi sembrerebbe una dichiarazione impegnativa da parte vostra. In fondo non ho osato chiedervi che una sola notte…”
“Ah, signore! Non siate volgare, almeno.”


Il sorriso sensuale dell’uomo si aprì a una risata, mostrando denti bianchissimi e regolari. Adele provò il desiderio di sfiorargli le labbra con le dita. Per qualche istante rimase a meditare su quale dito avrebbe usato per primo. Il volto le si imporporò di nuovo.
“Avete mai visto una corrida, Lady Adele?”
Quella domanda la riportò con un sussulto colpevole dagli abissi di un desiderio malandrino alla realtà di quel momento.
“Una corrida?” Il capo ancora velato si piegò all’indietro, in un segno d’insofferenza.
“Non riesco davvero a comprendere questa vostra predisposizione a parlare di tori, mantiglie e toreri, signore. Mi state annoiando.”
“Ciò è gravissimo…” fece lui, ironico.
“Comunque…” continuò Adele dandogli all’improvviso le spalle, “sì, l’ho vista. In una torrida estate a Toledo. Uno spettacolo disgustante, un inutile sacrificio pagano al dio della virilità cui tutti gli uomini sembrano essere alquanto devoti.”
Lui sorrise, condiscendente.
“Come potremmo non invocarlo, signora, quando creature come voi ci tolgono il bene della ragione?”
Le si avvicinò. Uno, due, tre passi. Delicatamente la fece ruotare su se stessa. Le era talmente vicino che il velo di Adele ondeggiava al ritmo del respiro di lui. 
“Levatevi il velo e il copricapo, signora. Voglio vedervi in volto. Voglio potervi accarezzare i capelli, se me ne verrà la tentazione. Scioglieteveli. Adesso.”
“E se mi rifiutassi?”
“Avete già scordato il nostro accordo?”
“Il vostro ricatto, volete dire.”
“A cui vi state piegando con estremo piacere, oserei dire.”
Adele alzò una mano per colpirlo, ma la lasciò ricadere subito, intimorita dal bagliore che vide brillare negli occhi rapaci dell’uomo e dalla verità di quelle parole. 
Batté un piede per terra, in un palese e infantile gesto di stizza.
“My lady…” fece lui, esortandola con un gesto affrettato della mano a procedere.
“Voglio vedere la lettera, prima.”
“Dopo.”
“Adesso.”
“Il velo, e il cappello. Via. Subito.”
“Il velo. Mi toglierò il velo. Poi voi mi mostrerete la lettera e anche il cappello cadrà.”
Lui le sorrise, rubandole il fiato per un istante, ricacciandola indietro nel tempo, alla prima volta che si erano incontrati. La voce di Lancaster la riportò al presente.
“E sia. Vi accontenterò. Il velo, poi la lettera.”


Immobile, Lancaster rimase ad osservarla mentre alzava con deliberata lentezza i lembi di quella stoffa sottile e impalpabile, come fosse un sipario. Per un istante si perse nei lineamenti di quel viso straordinario, volitivo, per nulla etereo: un naso piccolo, leggermente aquilino, zigomi alti, importanti, occhi grandi, grigi come un cielo d’inverno, incorniciati da ciglia lunghe e nere. Labbra piene e accese. Di queste lo sguardo di Lancaster sembrava non essere mai sazio.
Adele gettò a terra il velo e allungò una mano, in palese attesa di quanto lui le aveva promesso in cambio. Come in preda a un raptus, lui le catturò le dita con un gesto repentino, per nulla delicato, e se le portò alle labbra. Con un piacere profondo, quasi indecente, vide gli occhi di lei dilatarsi per la sorpresa e gli parve di sentire il frenetico pulsare del sangue nelle vene di lei.
Il calore della sua pelle lo infiammò.
Le sorrise, sfacciato, provocatore, come si fossero appena incontrati a un evento mondano, a una festa o all’opera. Poi, affamate, le sue labbra si posarono sul polso di Adele, al suo interno, incuranti del fragile guanto di pizzo nero che lei indossava. Succhiarono con dolcezza proprio là dove più forte batteva il sangue, accarezzarono umide la pelle calda e profumata.
Mentre Adele rimaneva a bocca spalancata, ansante, l’espressione del volto incerta tra piacere e indignazione, lui le lasciò la mano, andò alla scrivania e da un cassetto estrasse una busta bianca. Poi, sventolandola leggermente, gliela porse.
“Ecco la vostra lettera, signora.”
“Terrete fede alla parola data? Annullerete il debito a mio marito?” “Preferirei vederlo marcire a New Gate, ma manterrò la mia promessa. Se voi manterrete la vostra.”
Lei aprì il foglio e cominciò a leggere. Lui riprese a parlare, con voce seducente, calda, invitante.
“Perché non lo lasciate, avete mai sentito parlare di divorzio?” chiese ironico.
Nonostante l’apparente indifferenza di Adele a quelle parole, Lancaster colse un fremito di speranza nella donna, un guizzo negli occhi, un improvviso tremore, subito represso.
“Potreste partire con me, o raggiungermi a New York.”
Un altro fremito. Poi un respiro profondo.
“Non dite sciocchezze, Mr Lancaster” gli rispose, riconsegnandogli la lettera.
Lui gliela prese di mano, sicuro di averle instillato quanto meno l’ombra del dubbio. Sorrise compiaciuto, poi ripiegò il foglio e dopo averlo riposto con cura nella tasca della giacca, disse:
“Il cappello, ora.”
 Senza staccare gli occhi dai suoi, Adele  prese ad armeggiare con gli spilloni dell’ampio cappello e in breve anche questo volò a terra. Ciocche lisce e nere sfuggirono all’elaborata capigliatura che, come per miracolo, a un ultimo tocco di Adele si sciolse. I capelli, lunghi e lucenti, le caddero sulle spalle come scompigliati da un vento impetuoso o dalle mani avide di un amante. Lancaster non riuscì a resistere al loro richiamo: ne prese una ciocca fra le dita e se la portò alle labbra prima di lasciarla ricadere con un gemito. 
“Sapete quanto ho sognato questo momento, Adele?”




L’aveva chiamata per nome, come se ormai ne avesse il diritto.
“Da non più di un mese, dal momento che la prima volta che ci siamo incontrati è stato al ricevimento dei Ballards” ribatté lei concreta, cercando di nascondere con l’evidenza dei fatti il brivido che quel gemito le aveva provocato.
Lui sorrise ironico, abbassò il capo e le avvicinò le labbra all’orecchio scatenando in lei un’onda di piacere imprevisto, inopportuno.Vile. “Bugiarda, sapete bene che sono passati due anni da quando ci siamo inontrati la prima volta…”
Sentire la voce roca e calda di Lancaster accarezzarla in quel punto tanto sensibile cancellò ogni sua sicurezza e prudenza. Non più nascoste dal velo, le sue labbra socchiuse divennero impazienti e le  guance si imporporarono. Il capo si piegò di lato e le palpebre crollarono mentre offriva a quell’uomo la candida pelle del suo collo. Mentre gli offriva tutta se stessa.

*
Lancaster si lasciò andare ad un sorriso di vittoria. La donna era sua, almeno per quella notte, forse per sempre se avesse  giocato bene le sue carte. Così respinse la fretta. Si allontanò da lei che, in attesa di essere baciata, era rimasta immobile come una vergine sull’ara del sacrificio.
Prima di aprire gli occhi ed esplodere in un indignato: Oh!

*
Si girò dove lui avrebbe dovuto essere, senza trovarlo. Poi lo scorse  comodamente seduto in poltrona, un sorrisino strafottente sulle labbra.
Arrogante borghese americano, pensò, incerta su quale di questi tre termini ritenesse più offensivo.
“Avete cambiato idea, signore? Ditemi se è così, che me ne vado all’istante. E con sommo piacere” disse, veemente.
“Avete fretta di concludere… il nostro accordo, my lady?”
Un altro oh! Ancora più indignato.
“Vi rammento, Adele, che mi avete promesso tutta la notte. Dodici ore. Fino alle nove di domattina. E non è passata che una mezz’ora.” 
Adele, piccata come una bimba messa in castigo, si sistemò sull’altra poltrona, dandogli le spalle.
“Mantengo sempre la mia parola, signore, e vi rammento che l’accordo era fino alle otto” ribatté guardando fissa davanti a sé.
“Alle otto… se foste arrivata puntuale. Non ho alcuna intenzione di condonarvi un’ora, se per questo neppure un minuto. Ma… che ne direste di andare a cena?” Le porse la mano. “Non avete fame?”


Mangiarono ostriche e cibo indiano, speziato, piccante, sensuale. Bevvero champagne ghiacciato. Il cibo, lo champagne, la conversazione fitta e quasi allegra diedero una nota di normalità al loro appuntamento segreto e licenzioso, come se da anni entrambi attendessero quell’occasione, lei per essere corteggiata, lui per corteggiarla. Mesi di inappuntabili appuntamenti vissuti in un paio d’ore. Diedero qualche colpo di stecca, danzarono, cantarono. Si spostarono da una stanza all’altra di quella grande casa come fossero in una meravigliosa città eretta solo per loro. Liberi e deliziosamente soli. Poi, a mezzanotte, lui la prese per mano e la ricondusse nello studio.
E richiuse la porta a chiave.
“Vi ricordate, ora, in che occasione ci siamo incontrati, prima del ricevimento dei Ballards?” chiese.
Lei abbassò gli occhi, non era più il momento di mentire.
“Come potrei aver dimenticato? Sul Mauritania, in navigazione verso New York. Non vi ho mai scordato, signore. Nessuno aveva mai osato baciarmi così prima di quella notte, men che meno uno sconosciuto.”
Lui sorrise e le si avvicinò. Con gentilezza le sollevò il viso e  la costrinse a guardarlo negli occhi.
“E dopo quella notte, ?”
Lei scosse il capo e mormorò: “Nessuno.”
“E’ stato lo stesso per me” sussurrò lui, prima di accostare le labbra avide alle sue. Con una lentezza che a lei parve crudele.
“Vorreste essere di nuovo baciata in quel modo?” mormorò senza permettere alle loro bocche di separarsi.
Questa volta Adele annuì vivacemente, senza cessare di guardare quegli occhi che le promettevano il paradiso. O forse l’inferno.
Per una sola notte.


Lancaster le prese il volto fra le mani mentre già cominciava ad esplorare e ad assaporare l’interno di velluto della bocca di Adele con passione crescente, senza gentilezza, come se stesse divorandola. Come se stesse possedendola.
Attese cauto che le braccia di Adele si stringessero a lui prima di cedere al proprio ardore, prima di accarezzarla come fosse già sua, prima di lasciar scorrere le sue dita leggere lungo il collo morbido e pulsante di lei, sulle sue spalle di seta, sui suoi fianchi invitanti. Sui suoi seni impazienti. La sentì fremere di una passione primitiva quando la liberò dal giogo dell’abito, gemere di un piacere che lo inebriò sino a renderlo folle di desiderio quando si chinò a succhiarle i capezzoli.
Un’urgenza adolescenziale si impadronì di lui. La necessità di prenderla subito contro una parete o sulla scrivania gli offuscò la mente. Ma non poteva, non doveva.
Respirò. Si calmò.
La sollevò fra le braccia e  con tenerezza la portò sino al letto senza mai smettere di possedere la sua bocca, senza mai smettere di pensare a una sola cosa.
Sua. Lei era sua ormai.
Quella notte e per sempre.


Fine


Altri miei racconti, sia storici che contemporanei, sono pubblicati qui sul blog o all'interno del mio sito (qui).
E se avete piacere, lasciate una vostra impressione nei commenti.

Grazie per avermi letta. :)

Yours truly
                  Viviana





 


Nessun commento:

Posta un commento